Documento congressuale del Circolo di Fidenza del PRC
- Da quasi un anno a questa parte, il Circolo di Fidenza del PRC ha fatto della propria sede un punto di riferimento e di incontro per tutte quelle forze sociali e politiche, individuali ed organizzate, che si impegnano ad affrontare le spinose questioni poste quotidianamente dalla crisi economica, dal crescente conflitto sociale, dagli squilibri territoriali, dalle sempre più difficili e complesse scelte amministrative. Tutto ciò, cercando di coniugare l'imprescindibile riferimento alle finalità democratiche ed egualitarie, implicite nella nostra scelta politica di fondo, con un massimo di lucidità e di apertura nell'analisi concreta, di ascolto dei diversi punti di vista, di ragionevolezza nella scelta dei metodi di lavoro e di lotta. I risultati ci sono: l'attività del circolo è ripresa e si è meglio strutturata, siamo diventati più visibili, più credibili e più capaci di egemonia , abbiamo anche ottenuto alcuni successi concreti, non eclatanti, ma comunque significativi. Nessuno di coloro che frequentano il Circolo con regolarità ed impegno personale, intende abbandonare questa strada, indipendentemente dagli esiti congressuali.
- E questo perché il pur necessario interrogarsi sul “che fare", dopo una sconfitta pesante, oltre ogni aspettativa (intrecciato all'individuazione non semplice delle sue cause recenti e remote), non può non dare indicazioni e risposte inevitabilmente generali, valide al di là delle specificità e delle differenze, che caratterizzano i singoli luoghi e le diverse forme organizzative concrete: risposte ed indicazioni certamente necessarie, ma che non possono esaurire la totalità delle esperienze, e soprattutto non possono pensare di imporsi dall'alto senza mediazioni, pena l'emarginazione di tali esperienze, la disaffezione dei compagni, la perdita di operatività e di speranze, per un periodo non breve.
- Riteniamo che la scelta strategica di ricostruire una sinistra, oggi frantumata e quasi irrilevante, almeno sul piano nazionale, sia perfettamente compatibile con la necessità e l'urgenza di rinnovare profondamente la nostra identità di Partito, sia sul piano politico-culturale, che su quello organizzativo. Anzi, le due opzioni si implicano reciprocamente, perché solo se sapremo superare i molti limiti che hanno frenato e reso sterile la nostra capacità di lotta e di trasformazione, potremo sperare di contribuire, insieme ad altri, a far rinascere nel nostro Paese un vero e grande Partito, capace di rappresentare gli interessi delle masse dei lavoratori, di sviluppare nuove e più idonee forme di democrazia partecipata, di realizzare una profonda trasformazione culturale, di farsi garante dell'equilibrio ambientale, di una vera redistribuzione della ricchezza fra le diverse aree del pianeta, e soprattutto di un lungo periodo di pace nei rapporti internazionali.
- In ogni caso, qualunque sia la maggioranza che uscirà dal difficile e fondamentale Congresso che si è avviato, pensiamo sia prioritario un richiamo, non rituale, all'unità del Partito, alla necessità di non disperdere un immenso patrimonio organizzativo e politico nell'enfasi sull'insensata ricerca delle responsabilità individuali, nel rifiuto di un'inevitabile e benefica pluralità di punti di vista e di sensibilità, nel far valere l'idea suicida che occorra soltanto "stringere le fila": la paura della diversità è sempre una pessima consigliera. Una seconda importante raccomandazione, anche questa non rituale. Dobbiamo ricominciare dalle lotte sociali e territoriali, dare sempre più spazio ai soggetti che, in vario modo e con diversi livelli di consapevolezza, vivono direttamente la crisi economica, la precarietà del lavoro, la frantumazione sociale, l'assenza o il silenzio di una forza politica di sinistra, in grado di dire parole chiare e di fare cose giuste: non dimentichiamo mai che la deriva del Partito Democratico, ci consegna una vastissima area di ascolto e di potenziale consenso. Dobbiamo avere la forza e il coraggio di occupare quest'area, puntando sì sulla radicalità delle nostre analisi e proposte, ma anche sulla ragionevolezza e sulla credibilità del nostro agire concreto.
Fidenza, 5 luglio 2008